PERCHE' HO SCELTO LA MEDICINA NATURALE
di Angelo Ferri - Bionaturopata - Docente A.MI UNIVERSITY Roma
Molti dei miei clienti, come anche molti medici e operatori nel campo sanitario,mi rivolgono sempre la stessa domanda: perché hai scelto la Bio-Naturopatia e con essa la medicina naturale?
Oggi come nel passato rispondo che l’interesse per le medicine naturali è nato in me negli anni del liceo, per poi rafforzarsi negli anni dell’Università. Nonostante una formazione scientifica umanistica , mi sono iscritto alla facoltà di medicina per cercare di realizzare quello che consideravo da sempre il mio sogno: alleviare il dolore e combattere la malattia per cercare di dare speranza all’uomo che soffre. Ma sin dall’inizio di questo percorso di studi, ho colto i limiti del pensiero scientifico basato, in quei tempi, sulla biologia e sulla chimica. Materie trattate in modo totalmente avulso dall’uomo nella sua totalità. Dove la materia, cioè il corpo, era totalmente dissociata dalla mente, dalle emozioni e dallo spirito. Tale impostazione mi rendeva inadeguato e non riuscivo a dare un senso logico al mio impegno. L’idea di non poter aiutare e curare le persone mi angosciava. Nel proseguimento degli studi ho appreso quella che è stata la motivazione che ha fatto cambiare definitivamente il punto di vista sulla realtà della medicina: ho scoperto che la medicina non è una scienza esatta, come mi era stata presentata fino allora, ma approssimativa.
Questo presa di coscienza, ha prodotto in me una grande sofferenza e una crisi di coscienza vocazionale che mi ha spinto a sospendere temporaneamente gli studi di medicina.
Nel frattempo, invece, l’attrazione verso la medicina naturale aumentava in modo esponenziale e irresistibile, perchè in essa erano contenuti tutti quei fondamenti e principi da me sempre cercati.
Il fondamento, oggi come nel passato, di ogni singola disciplina della bio-naturopatia è quello di nutrire la speranza, di trovare una soluzione su misura, lasciando spazio non solo alla ricerca ma anche al mistero, per curare ogni malattia, spesso quella dove la medicina classica ha fallito o rinunciato.
A tal proposito Max Plank premio Nobel 1918 per la fisica così enunciava: ..”Chiunque sia seriamente impegnato in un lavoro scientifico di qualunque tipo sa che sull’entrata del tempio della scienza sono incise le parole: “Devi avere fede”.
Ancora, A. Einstein, Premio Nobel nel 1921 cosi diceva: “Non riesco a concepire un vero scienziato senza una fede profonda”.“La più bella e profonda emozione che ci è data sperimentare è l’esperienza mistica. E’ questo che dà potere a ogni autentica scienza”.
Il mio convincimento fondamentale di base è stato sempre quello che per fare il terapeuta o il medico sia indispensabile avere anche una grande umanità e umiltà, senza le quali la scienza e la medicina si rivestono di arroganza, di presunzione e di cinismo.
Queste caratteristiche sono gli unici presupposti per arrivare ad essere terapeuti nell’essenza, cioè possedere il giusto equilibrio tra empatia e compassione. Solo attraverso tali presupposti si possono praticare le tre A fondamenti del vero terapeuta: Accoglienza, Ascolto, Accompagnamento. Senza le quali qualsiasi terapia viene vanificata e dispersa in una sperimentazione senza speranza, dove molto spesso la frase più utilizzata è: “Non c’e niente da fare”. Questa affermazione mi indigna profondamente, poiché toglie la speranza a chi soffre, è un atto di grande disumanità che toglie dignità al paziente e al terapeuta stesso.
Una medicina senza speranza è una medicina della morte.
Ed è qui il fulcro della natura e della medicina naturale, che non è la panacea di tutti i mali, non ha il rimedio miracoloso, ma possiede potenzialità infinite, spesso a noi ancora sconosciute. Tra questa potenzialità non ultima e quella dell’auto-guarigione, insita nell’uomo ma così sconosciuta cui assegniamo il nome scientifico di effetto placebo, tanto criticato e allo stesso tempo decantato ad uso e consumo del mondo scientifico.
Sono convinto che il terapeuta o il medico che non è capace di dare speranza all’uomo che soffre, è sicuramente un professionista incompleto e limitato.
E’ da questa profonda certezza e convinzione radicata in me che nasce la necessità di integrare le più diverse e disparate metodiche terapeutiche naturali in modo sinergico, nel tentativo incessante di aiutare soprattutto quelle persone che di solito entrano nel mio studio pronunciando la famosa frase “lei per me è l’ultima spiaggia”.
La medicina naturale e in essa la Bio-Naturopatia è un percorso che ogni giorno intraprendo con impegno ed umiltà, con l’obiettivo irrinunciabile: tentare di alleviare, il più possibile il dolore per riportare la salute, nel corpo, nella mente e nello spirito, ridando soprattutto la dignità di esseri viventi agli ammalati.
La guarigione spesso non è una medicina ma un percorso personale di consapevolezza e di rinascita. Spesso la guarigione della mente e di conseguenza quella emozionale e il cardine del ritrovato equilibrio come ben spiegano la medicina tradizionale cinese, l’omeopatia, la floriterapia ecc, e oggi la fisica e la biologia cellulare. Perché ogni malattia nasce da un pensiero distorto, dove alberga la paura della solitudine e dell’abbandono, che protratto nel tempo, si incarna in un tessuto, in un organo, che più lo rispecchia producendo malattia. L’uomo si manifesta nella sua totalità, in ogni sua cellula, tessuto, organo ed apparato, nel suo passato, presente e futuro, dovunque ed in ogni istante. La vita, infatti, vive nel tutto, nell’unità, nella continuità. Anche la malattia si inscrive in questa esperienza unitaria. (Dott. Bruno Brigo)
Scrive Leriche:“Il malato porta con sé, nella sua malattia, i suoi amori ed i suoi rancori, le sue amarezze e le sue angosce”. E ancora, Michel Philibert, sul tema della complessa dimensione del dolore, osserva:“Noi soffriamo anche per sofferenze diverse da quelle del patereccio, del forte mal di denti, della nevralgia del trigemino, delle doglie del parto o dell’arto fantasma. La fame, la sete, la fatica, l’attesa vana, la sazietà, il disgusto, lo scoraggiamento, lo sdegno, la delusione, l’umiliazione, la frustrazione ci accompagnano o ci minacciano.Soffriamo della nostra impotenza o della nostra mediocrità, per essere ingannati o disingannati, disprezzati, oggetti di sdegno, denigrati, canzonati, beffati, traditi, abbandonati. Soffriamo per un amore non corrisposto, o impossibile, o che sta per morire; per gelosia, odio, invidia, ambizioni non soddisfatte.
Soffriamo per i nostri insuccessi o talvolta per la vanità beffarda dei nostri stessi successi; soffriamo per il male che altri ci fanno, per quello che noi facciamo, per i nostri errori. Avere una dorsalgia o una cefalea può essere terribile, ma soffrire per il proprio bambino traviato, per il proprio padre indegno, per la reputazione perduta, per la vita sciupata, per la fortuna smarrita non è necessariamente più facile da sopportare”.